Offrire in modo chiaro il proprio servizio è essenziale. Sei ti senti chiedere “Cosa vendi?” Non stupirti.  Può sembrare assurdo, ma più spesso di quello che crediamo, cosa vendiamo non è immediatamente percepibile dal pubblico, soprattutto se quello che vendiamo è un servizio, più ancora se è un “nuovo” servizio, cioè qualcosa in ambito digital o automazione, per esempio.

Non è immediatamente percepibile se quello che vendiamo sono anni di esperienza in un settore, in posizioni apicali, ed arricchito da nuove competenze, per la nostra innata curiosità ed attitudine alla costante formazione.

E’ accaduto anche a me, già molto tempo fa, che mi venisse chiesto di chiarire il mio servizio e forse – questo articolo – che tenta di fare la richiesta chiarezza, lo avrei dovuto scrivere molto prima. temo infatti, in passato, di non essere stata sufficientemente chiara.

E’ proposto in modo chiaro il tuo servizio?

Comincerò io a fare questo esercizio, così mi potrete dire se ci sono riuscita.

La mia offerta vuole risolvere in modo digitale, o con dei processi, automatizzati o meno, problemi di cui, in passato, vi siete occupati in modo tradizionale, ma che oggi, non stanno dando i risultati sperati. 

Siete riusciti ad identificarne uno?  Gli esempi possono essere tanti.  Si va dal non riuscire più a generare nuovi clienti per quell’idea che ormai, il mercato si conosce. Oppure a  non riuscire più a promuovere un prodotto, perché quando il tuo personale va agli incontri, trova interlocutori frettolosi e distratti, oppure, ancora, a non riuscire ad avere gli stessi risultati sulle promozioni che prima portavate a casa con una decina di telefonate ben piazzate.

In pratica mi trovo a discutere di un tema, che viene vissuto come problema o come ambito migliorabile, e andiamo a definire assieme quale vorrebbe essere l’obbiettivo del progetto.

Per prima cosa, rifletto sul contesto descritto, e da una prima idea magari nata già al primo colloquio, faccio la stesura del progetto, entrando maggiormente in profondità,  e descrivo la mia soluzione, poi lo invio all’azienda che mi ha interpellata e chiedo di fissare un novo incontro per esaminare il progetto assieme e poter rispondere alle domande o poter spiegare la visione.

Quale servizio vendi, dunque?

Vendo, diciamo, la realizzazione del progetto, in cui mi propongo per un periodo di accompagnamento, come Temporary Manager, o Chief Digital Officer, o Digital Technician Mentor, che dir si voglia, con un impegno di tempo che è variabile, in base all’esperienza del personale dell’azienda sui temi che dobbiamo andare a realizzare o, almeno sul tipo di supporto che sarà necessario ricevere.

Se l’azienda ha già una serie di assets realizzati e una buona conoscenza del territorio digital, allora nel costo stesso dell’Assesment iniziale ci sarà anche l’accompagnamento e la tenuta delle redini del progetto, se non è così, si parla proprio di un importo, anche quì variabile, in base al tipo di impegno richiesto, che si esprimerà come quota mensile, che andrà ad aggiungersi al costo degli assets che si è ipotizzato serva realizzare.

Quale prodotto vendi, insomma?

E’ giusto ripetere la domanda perché quello che porto, come Mentore,  è un “Team” che lavorerà sul progetto, un team specializzato sulla tipologia dell’azienda. Team, significa anche “azienda” retrostante, o liberi professionisti. Quello che porto come Mentore, è una piattaforma piuttosto che un altra, o uno specialista per la cernita di piattaforme digitali. Una serie di specialisti per gli assets proposti. Quale che sia il progetto, si misurano i numeri all’inizio (in molti casi”zero”) e si misurano alla fine.

Dove non ci sono numeri da confrontare  è impossibile migliorare, o affermare di averlo fatto.

Non si misurano “Vanity metrics” tipo i like su una pagina social, ma il numero dei contatti validi per la successiva azione di vendita o promozione, o altri parametri legati al progetto specifico.

La tua offerta è chiara?

Quando si frequenta una realtà aziendale, e il proprio taglio è organizzativo, e si è certificati Mentor e si ha una esperienza digital e come tutor di produttività, è facile che gli spunti che si offrano cammin facendo siano molteplici. Sta poi al titolare dell’azienda, o al CEO, o chi per lui, decidere di ascoltare o meno qualche suggerimento regalato sotto forma di storytelling (tecnica di mentoring).

Per riassumere:

Se c’è qualche ambito in cui il modo in cui hai sempre fatto le cose comincia a dare qualche segno di cedimento, per non dire che non funziona proprio più, ti consiglio di interpellarmi:

  • chiedimi un incontro per illustrarmi il problema
  • leggi l’idea di progetto che ti sarà sottoposto
  • decidi quali delle cose proposte vuoi realizzare
  • decidi se vuoi ingaggiarmi per l’equivalente di 1-2 giorni a settimana (da remoto)

Dove lavoro?

La mia location di appartenenza è Milano.   Prediligo il lavoro da remoto, ma mi piace fare il primo, e quando serve,  in presenza. Normalmente ai principali S.A.L. (Stato Avanzamento Lavori)

Per il Temporary Management, che normalmente può anche prevedere approfondimenti dei processi, indagini sul servizio,  presso fornitori, terzisti, clienti, la location potrebbe rappresentare qualche problema in più, ma anche essere un vantaggio. Se il committente è in Lazio, per esempio, ma il progetto prevede una indagine in Nord Italia, anziché un aggravio di costi potremmo averne un alleggerimento.

La cosa migliore quindi è parlarne.

Fai una prova con un piccolo progetto, con quello che preferisci  in ambito marketing, vendite oppure organizzazione aziendale e, in base alla soddisfazione che ne trarrai, potrai decidere se andare avanti nelle migliorie.  Non dimenticare però che, il mondo avanza!

 

 

Autrice: Rosa M. Mariani – rosa.mariani@pinksolution.it

Esperta nell’industria della laminazione e verniciatura dell’alluminio | Esperta in processi organizzativi e di vendita | Esperta in piattaforme e soluzioni digitali | Mentore 1-2-1 | Temporary Manager |