Quando abbiamo davanti una strada ci viene naturale di percorrerla. A volte non ci soffermiamo abbastanza a lungo a chiederci se ci porterà dove vogliamo.

Particolarmente, quando il fuoco che ardeva in noi ha già soddisfatto le sue brame, risulta difficile motivarci. Eppure, l’energia, nell’essere umano, viene dallo scopo, dal desiderio. Un desiderio che si sublima e che va oltre noi stessi. Non dovremmo quindi fare altro che trovare, consolidare, riconfermare o aggiustare il nostro scopo, nella vita perché la nostra energia sia piena.

Nel tempo, lo scopo può modificarsi, sia perché abbiamo raggiunto i traguardi che ci eravamo proposti nella prima fase della nostra vita, sia perché noi cambiamo e, con noi, cambiano le condizioni che abbiamo attorno.

L’adolescenza vede affiorare in noi “scopi” che scaturiscono da una rabbia, causata da vere o presunte ingiustizie subite. Quella rabbia ci motiva, per la maggior parte, ad esser diversi da quel genitore con cui siamo in conflitto; quella rabbia ci motiva a “dimostrare” qualcosa di diverso. Un affermarci oppositivo, per lo più, ma anche vero, sentito.

La delega, non è quello che la famiglia ci concede

Poi segniamo i punti: uno, due, tre. Fino a che non rimane nulla da realizzare. Poi, pian piano, perdiamo le identità che via via ci eravamo costruite. Non siamo più figli, non siamo più sposi, non siamo più… E non ci interessano neppure più i traguardi che avevamo nel taccuino o, meglio, li abbiamo raggiunti e ora vogliamo altro.

Lo “scopo” nell’essere umano, cambia, anche perché bisogna seguire un certo ordine.

Non è possibile pensare ad un appagamento sociale, al prestigio, alla spiritualità dello scopo che va oltre noi, che guarda ad altre generazioni future, se prima non abbiamo soddisfatto i bisogni primari.

C’è anche la tipologia caratteriale a cui apparteniamo a decidere le priorità dei nostri bisogni. Secondo la classificazione di Connecting Talents, che utilizza alcuni dei più noti modelli caratteriali, semplificandoli e rendendoli più immediati all’utilizzo per i più, ogni individuo ha in sé talenti appartenenti a quattro categorie, ma uno-due sempre dominanti.

Sono molti i test della personalità che si utilizzano

Parliamo di Aria, Fuoco, Terra e Acqua. Niente a che vedere coi segni zodiacali eh?  Infatti, io, che appartengo al segno del Cancro, secondo lo zodiaco dovrei essere “acqua” ma secondo la classificazione dei talenti, sono Fuoco con una forte componente Terra.

Il Fuoco è orientato all’obiettivo e ha un forte bisogno di successo. Terra, è strutturato, pragmatico, ha il focus sul compito. Il suo bisogno sotteso è la sicurezza. Aria è innovativo ed indipendente e ha bisogno di autonomia. Acqua è collaborativo, socievole, conciliante. Il suo più grande bisogno è l’armonia.

Torniamo un attimo allo “scopo”. Come è facile evincere dai miei Driver (Fuoco/Terra), nella vita ho avuto bisogno di accumulare successi e di costruirmi una sicurezza e l’ho fatto. Oggi, sono sempre motivata dal lavorare per obiettivi con una forte tendenza alla concretezza, al mettere a terra, al rendere efficiente, ma lo scopo “vero” è uscito più allo scoperto: la giustizia. Per citare una ormai famosa frase del nostro Presidente del Consiglio “Whatever it takes” voglio portare giustizia. Ovviamente l’ho declinato al business, come prima lo avevo declinato sull’ingiustizia che sentivo di avere subito nella vita, ma il mio scopo è comunque, sempre, volto a riparare dei torti.

La delega ha bisogno di talenti complementari

Perché questa premessa? Ecco. Spesso, nelle aziende, abbiamo gruppi di lavoro che non sono complementari. I Fuoco non sopportano gli Aria, gli Aria non sopportano i Terra, etc. e tendiamo a formare gruppi di lavoro, team di persone omogenee, quando per realizzare un progetto c’è invece bisogno di tutte le componenti. Tanti Fuoco, senza un Terra che realizzi è impensabile, Tanti Aria, non arriveranno mai alla conclusione. Molti Acqua avranno buonissime relazioni, ma non metteranno giù neppure le parti preliminari di un progetto, troppo occupati a non dispiacere nessuno. Tutti sono utili, tutti sono complementari. Capire questo accelera la riuscita e abbatte i conflitti.

Cosa c’entra questo con la giustizia? C’entra, e parecchio! In un’azienda in cui i talenti non siano valorizzati, in cui non viene praticata correttamente la delega, oltre ad avere un’azienda con risultati molto meno buoni di quello che potrebbero esserci, e questo nel migliore dei casi, avremo persone frustrate e infelici e questa è una enorme ingiustizia.

Il lavoro esiste per poter mettere a frutto i talenti

Considero il lavoro una delle benedizioni più grandi della vita, un modo per mettere a frutto i talenti che Dio ci ha dato. Sono stata molto fortunata nella mia vita perché ho sempre provato un grande piacere in ogni lavoro che ho fatto, in ogni lavoro che ho fatto al mio meglio, con fatica, impegno e dedizione.

“C’è una grande dignità in ogni lavoro ben fatto” è sempre stato il mio motto.

È profondamente ingiusto che ci siano contesti, in azienda, in delle persone provano molto dolore, sul posto di lavoro.

Il dolore che si prova in azienda è spesso inflitto in modo inconsapevole, non solo dai manager o dai titolari delle aziende, ma anche dai dipendenti; dipendenti anche in posizioni non gerarchiche, cui è consentito di farlo. È un modello culturale aziendale obsoleto che va contrastato perché le aziende possano fiorire, crescere, prosperare e con loro far crescere il sistema Paese.

Cambiamo la cultura aziendale e cambierà la cultura nel Paese

Ogni funzione è necessaria, Ogni talento è necessario. Serve però avere consapevolezza di funzioni, ruoli, suddivisione del lavoro, delega e molto altro. Volete saperne di più? Vi consiglio questo corso, di grande valore (e super scontato in questo momento!), che conduce  Marco Belzani, una persona che mi sento di raccomandarvi perché molto capace.

Uno dei primi passi che bisogna fare per sistemare le cose in un’azienda è avere chiaro il tema della “delega”. Sappiate che quando in un’azienda vi dicono “Le raccomandate? Qui ognuno si fa le sue” c’è qualcosa che non va perché le competenze per fare una raccomandata ce le ha anche l’ultimo assunto che pagate con il Job Act, lo stagista, perfino.

Il vostro manager che vi costa ben di più, all’ora, dovrebbe essere messo in grado di “delegare” chi ha meno competenze. Non stiamo parlando di “minor valore”, ma di minori competenze. Una delega che funziona dovrebbe costruire competenze per tutti, fare crescere la vostra organizzazione, ampliandola assieme alle competenze.

Vi serve una mano? Ne vogliamo parlare?

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Rosa M. Mariani

Autore: Rosa M. Mariani – rosam.mariani@pinksolution.it

Consulente per l’industria dell’alluminio e per le industrie correlate |  Consulente Aziendale 4.0 | Temporary Manager & Chief Digital Officer | Metodo Digital Building Blocks | Esperta nell’efficientamento di processi organizzativi e di vendita | Engagement Manager grandi aziende e P.M.I. | Mentoring 1-2-1 |