In che cosa consiste la trasformazione digitale, o digital transformation che dir si voglia,  esattamente?

Se ne parla tanto. Se ne parla in continuazione, se ne parla in ogni dove. Ma che cos’è?

Un’azienda oggi non può prescindere dal passare attraverso le fasi della digitalizzazione. Il punto da cui partono le aziende italiane varia di molto e per questo, nel nostro articolo di oggi, vogliamo darvi qualche punto fermo attorno al quale costruire il vostro progetto mentale, la vostra idea di “da che cosa partire” .  Ci auguriamo anche che vi faccia rompere qualche indugio.

Cominciamo col chiarire che, digitalizzare la propria azienda, porta vantaggi competitivi e semplifica la quasi totalità dei processi, riducendo gli errori umani su tutte quelle attività umane non strategiche. Il digitale non toglie posti di lavoro, ma chiede di riqualificarsi, di essere aperti a nuove mansioni più concettuali.

Maggiore efficienza e migliore operatività

Sia nella produzione che nei servizi, maggiore efficienza e migliore operatività, si traducono anche in una riduzione dei costi. Ridisegnare un processo organizzativo porta efficienza e risparmio dei costi, ma se lo si abbina alla digitalizzazione, la semplificazione sarà ai massimi livelli e l’efficienza inimmaginabile, senza contare che i risultati avranno una curva esponenziale. Ridisegnare e migliorare i processi operativi offre, oggi, l’opportunità di combinarli con le diverse tecnologie esistenti, integrandole.

Attualmente si usa un unico termine (digitalizzazione) per definire molte cose: automazione, storing in cloud, uso del mobile per le più disparate funzioni, comunicazione e collaborazione unificata, internet, piattaforme di vendita, mercati virtuali, inbound marketing, funnel, flussi informativi proprietari e dati partner, uso del web, informatizzazione, virtualizzazione, reti di collaborazioni, chat box, assistenti vocali, etc

P.M.I. non restate indietro!

Trasformarsi digitalmente per le P.M.I. o anche per le grandi aziende, oggi significa rivedere i processi operativi interni e il modo di relazionarsi con fornitori e clienti. Implica fare formazione e acquisire nuove competenze. Implica progettare nuovi prodotti o servizi che siano veicolati nei nuovi canali digitali, significa imparare nuovi linguaggi.  Anche se avremo un digital tailor che infilerà le mani nella materia, anche se avremo un Chief Digital Officer che ci aiuterà nel nostro progetto, che ci farà da interprete per la maggior parte del tempo, non potremo esimerci dal fare la nostra parte di sforzo.

I dati accantonati nella nostra azienda posso oggi essere oggetto di “raccolta differenziata” per creare processi che auto apprendano e che generano valore, migliorando i processi, produttivi e/o organizzativi.

Il mondo on line ed il mondo off line, possono integrarsi in modo efficiente. L’industria, il commercio, il marketing, le istituzioni organizzative, ma anche ogni aspetto organizzato della società umana: sanità, servizi energetici, trasporti, tassazioni, l’informazione, la ricerca, la tecnologia. Ogni singolo aspetto del nostro vivere, verrà impattato. Facciamo pure piccoli passi, ma non restiamo di lato a guardare perché rischieremmo di estinguerci.

Cos’è la self-disruption?

La self-disruption è il coraggio di rompere con il proprio passato e fare innovazione, usando gli strumenti che offre la digital transformation.

La progressiva automazione dei processi del lavoro, industriale ed organizzativo, ha portato velocità, efficienza e riduzione degli errori.

L’evoluzione dell’hardware e del software, in poche parole l’informatizzazione, hanno introdotto e potenziato una nuova intelligenza nel governo dei processi.

I lavoratori, nell’era del precariato, si sono organizzati in nuovi circoli virtuosi in cui  l’informazione, circola liberamente. Virtualizzazione,  che rende più virtuosi, che crea relazione, che scopre talenti.

Spostare la gestione dell’Hardware e del Software sulla Rete (i Cloud Computing) ha reso la fruizione ed erogazione “accesso” anziché “possesso”  Come presagiva nel 2001 l’economista di fama internazionale Jeremy Rifkins: As a Service, pay per use, on-demand.

I dispositivi mobili, smarthphone, tablet, PC (ma non solo) potenziano la produttività individuale portando maggiore disponibilità e flessibilità nel mondo del lavoro.

 

Per soldare:  rosam.mariani@pinksolution.it

Consulente organizzativo e digitale (CDO)