Anche per accedere alle migliori opportunità di finanziamento, come quelle offerte da Formazione 4.0, è bene avere un  C.D.O. in azienda.

Un Temporary Chief Digital Officer (C.D.O.) infatti si avvicina all’azienda con un costo sostenibile mensile di diverso livello, che può andare dai 2000 € ai 20000 € fatturati al mese, a seconda del tipo si supporto che si desidera ricevere.

Un C.D.O. analizza lo stato di partenza dell’azienda, ne fa un check up, identifica i punti nevralgici, mappa i processi e porta più progetti di implementazione digitale, concatenati, a fasi, indicando anche il fornitore (cernitato e collaudato) più adatto all’azienda specifica, al settore, alla dimensione dell’azienda.

Il C.D.O. non è né un commerciante, né un agente. Non compra per rifatturare il lavoro di altri. L’azienda che porta fattura direttamente, ma lui (lei, nel mio caso) orchestra le operazioni, come fa il Direttore Lavori o il Project Manager  in un Cantiere, riferendo, quindicinalmente, con degli incontri di S.A.L. (stato avanzamento lavori) all’imprenditore.

Un facilitatore culturale

Un temporary Chief Digital Officer, non solo ti guida nella digitalizzazione della tua azienda rendendoti comprensibile il territorio digitale ed i suoi componenti, rendendosi una sorta di facilitatore culturale che traduce due diversi linguaggi, ma è anche in grado di farti risparmiare molti soldi evitandoti errori o sovrastrutture e facilitandoti l’accesso a bandi o finanziamenti che, da solo, potresti trovare complicati, cui potresti arrivare in ritardo, a fondi esauriti, o per i quali potresti sbagliare la documentazione, perdendo così opportunità interessantissime.

Io, come Chief Digital Officer, ho diverse collaborazioni con società specializzate nell’aiutare le aziende ad accedere a piani di finanziamento come quelli previsti da Formazione 4.0 per accrescere la competenza digitale dei dipendenti, in relazione a progetti di digitalizzazione.

Affidarsi al partner sbagliato può fare perdere la giusta opportunità, per questo poter contare su un C.D.O. è una forma di garanzia di avere i contatti migliori per la tua azienda e per il tuo progetto.

Opportunità imperdibili

Il piano di transizione 4.0, tramite il MISE, ha messo a disposizione fino al 2022, per le aziende con dipendenti, un credito d’imposta per la formazione. In pratica si tratta di formazione finanziata. Ci si aspetta il rinnovo, anche se non è certo. C’è però anche il Fondo Nuove Competenze e molti altri bandi o forme di finanziamento in arrivo.

Formazione 4.0 nasce come incentivo alle aziende a formare i dipendenti sulle nuove tecnologie dando un credito d’imposta appunto sui costi che le aziende sostengono per la formazione.  Tra i costi annoveriamo sia i costi dei docenti, sia il costo dei dipendenti che partecipano alla formazione.

Per spiegarmi meglio, se un dipendente costa 18 euro/ora alla vostra azienda e decidente di dargli in un anno 100 ore di formazione, quei 1800 euro – che avreste speso comunque in quanto vostro dipendente, vi saranno messi a credito d’imposta assieme agli altri costi del progetto formativo. Se poi i dipendenti da formare sono 30, va da se che questa sola cifra sale a 54.000. € di solo recupero costo delle ore non lavorate ed utilizzate per la formazione.

Uno dei vincoli di questo finanziamento è quello che le aziende devono essere italiane e devono avere dei dipendenti. Quindi non è diciamo attivabile da singoli professionisti o di ad aziende senza dipendenti.

Accedere ai finanziamenti non è facile

Come dicevo, i costi che possono essere portati a credito sono il costo del personale, quindi dei dipendenti che si attivano sul processo di formazione, le spese amministrative e le spese generali sostenute per il corso di formazione, i formatori, cioè chi fornisce effettivamente ed eroga il trasferimento di conoscenza e,  la parte di consulenza, quindi la parte di attività fornita dall’azienda specializzata nella gestione di questi bandi. L’azienda specializzata curerà la definizione del progetto, la gestione della rendicontazione, la verifica e la certificazione delle competenze ed eventualmente anche la revisione del progetto.

Quanto può essere portato a credito d’imposta dipende dalla dimensione dell’azienda. Per una piccola impresa possiamo portare a credito fino a 70% del valore di progetto, per una media impresa fino al 50% e per una grande impresa fino al 30%.

Per fare un esempio, una media azienda che volesse formare 60 dipendenti, dipendenti con un costo orario di 18 €/h. per 350 ore di formazione, potrebbe ricevere un credito di imposta di 189.000 €, mentre  una piccola azienda con 15 dipendenti in formazione al medesimo costo orario ma per 250 ore potrebbe avere un credito d’imposta di 47.250 €

Quelli sopra sopra sono  due esempi di come può essere applicato il credito d’imposta, quindi per piccole medie imprese, grandi imprese a seconda del numero di dipendenti, del costo orario medio, delle ore di formazione erogate, l’importo cambia.

Un esempio completo e concreto

Volendo fare un esempio pratico e completo, ipotizziamo che una società voglia erogare un servizio di implementazione di un C.R.M. ad un a un cliente e quindi voglia fornire anche la consulenza necessaria all’utilizzo di questo.

La società ovviamente creerà un preventivo ed ipotizzerà un costo per l’erogazione delle competenze al proprio cliente e ipotizziamo un costo, ad esempio, di 23.000 € legata all’implementazione di questo progetto che vedrà l’azienda adottare un C.R.M.

Volendo trasformare questo progetto in un progetto di formazione che possa accedere al credito d’imposta Formazione 4.0, interviene l’azienda specializzata in bandi Formazione 4.0 e insieme all’azienda che lavora sul progetto viene sviluppato questo progetto di formazione, secondo determinati parametri.

Per esempio il costo orario dei dipendenti che parteciperanno alla formazione, il numero dei dipendenti ipotizziamo 15 dipendenti e ipotizziamo un costo orario di 18 € l’ora per un progetto di formazione che sarà si ipotizza di 150 ore di demo del nuovo strumento digital.

A questo punto abbiamo un costo totale dei dipendenti che parteciperanno, che sarà intorno ai 40.000 €.

La società di consulenza prende normalmente il 20% del costo del progetto originario, cioè al netto del valore del personale e di altre spese e cioè 23000 euro nel nostro esempio,  quindi 4600 euro.

Il progetto complessivamente all’azienda andrà a costare 23000+40500+4600=68.100 €, compresi comunque i costi dei dipendenti, che quindi sono chiaramente costi già assorbiti dall’azienda.

Quindi partendo da un progetto di 23.000 €. di formazione all’utilizzo del C.R.M.,  calcolando anche il costo del consulente del bando di 4.600 €, in percentuale sul costo iniziale di progetto, il credito per la piccola impresa del 70% sarà di 47.670 €.

Un bel risultato

Cosa vuol dire? Che a fronte di un progetto di 23.000 € per la implementazione di trasferimento di conoscenza, l’azienda può portare a casa 20.000 € di credito fiscale, oltre al costo del progetto vero e proprio, avere un C.R.M. in casa di moderna concezione ed aver formato tutti i suoi dipendenti preposti all’utilizzo dello stesso.

La strutturazione di un progetto in maniera corretta  (e da qui l’esigenza di lavorare con professionisti), può portare dei vantaggi fiscali veramente molto molto interessanti.

Come funziona operativamente da un punto di vista anche burocratico?

Funziona che le la società che eroga, che avrebbe erogato il progetto, si appoggia ad un partner esperta in questi bandi specifici, il quale sviluppa il piano formativo. La società esperta in bandi formativi  vende il piano formativo al cliente che acquista dalla società erogatrice, diciamo le docenze per il piano di formazione.

L’unica cosa che dovrà essere fatta dal cliente, come attività burocratica, è quella di garantire che nelle giornate che sono state assegnate alla formazione, i dipendenti coinvolti nel progetto firmino un registro presenze.

Non c’è nessun altro tipo di controllo in questo tipo di bando e quindi diciamo, c’è una certa flessibilità anche nella gestione operativa del piano formativo.

F24 a credito già da gennaio dell’anno successivo

Al termine del piano di formazione, i registri verranno raccolti dalla società esperta in bandi e, insieme al piano formativo e ai dati dei dipendenti che hanno partecipato, quindi ai loro cedolini, questo materiale verrà fornito ad un revisore contabile, il quale revisore attesterà la buona riuscita del piano di formazione e la società già dall’anno successivo potrà portare fin dal primo F 24 ,a detrazione il proprio credito d’imposta per la capacità ovviamente dell’azienda.

Non ci sono vincoli temporali. La possibilità di portare a credito parte dal 1 gennaio dell’anno successivo ed è disponibile fin quando non viene esaurito.

Come dicevo, sostanzialmente la società specializzata in bandi si occupa di tutta la parte burocratica, quindi lo sviluppo, il fabbisogni della definizione del progetto formativo,  tutta la parte di gestione di rendicontazione, l’elaborazione della relazione tecnica.

La revisione può essere fatta sia dai professionisti della società in questione che da professionisti dell’azienda.

Fra l’altro, il costo del revisore è completamente coperto da Formazione 4.0 fino a un tetto di 5.000 €. quindi è un costo che non grava poi sull’azienda.

Revisore contabile a costo zero

Un Chief Digital Officer fa in prima persona piccoli progetti, magari con tre/quattro collaboratori di fiducia, ed ancje la relativa formazione, ma quando la realtà aziendale presso cui gestisce il progetto, o quando il progetto implica un team più variegato, per esempio nell’automazione di parti produttive,  il C.D.O: normalmente facilita l’ingresso di una o più società partner che realizzerà il lavoro.  Il Chief Digital Office diviene a quel punto un Capo Progetto che coordina le varie aziende e a vari operatori che stano collaborando alla realizzazione della implementazione digital.

E’ importante dire che il Chief Digital Officer (almeno nel mio caso) si appoggia ad aziende che sono abituate a lavorare in team ed in modo sinergico, in perfetta armonia.

Anche l’accesso ai bandi di Formazione 4.0 o altri bandi in cui spesso è vitale essere tempestivi e preparati su cosa occorre fare, sono un facilitizione che il Temporary Chief Diital Officer porta in azienda.

Il C.D.O. sa fare tutto?

Il Chief Digital Officer sa fare tutto? No. Ovviamente no. Alcuni, tipo me, per forma mentis, hanno voluto entrare nel merito di molte cose , ma non è obbligatorio anche “saper fare”.   Io posso dire di aver configurato un C.R.M., mappato processi al suo interno, creato un sitoweb, creato landing page, gestito dei social, fatto ADV sui principali social e su Google, creato cataloghi digitali, gestito eCommerce, gestito Amazon come merchant, cernitato ERP in cloud, e molto altro.

Posso dire che sono esperta con i miei cinque anni di mani in pasta in tutte queste cose digitali? Ovviamente no.

Posso però dire che so giudicare le competenze degli altri in tutte queste cose e che se cinque anni fa per me uno sviluppatore valeva un altro, oggi ne so apprezzare le differenze, so riconoscere le fregnacce, così come so che ci sono in giro molte persone che ti vendono una cosa che a te non serve, solo perché quello è il prodotto o il servizio che loro fanno. In questo un C.D.O. ti aiuta. Ti aiuta molto.

Il Chief Digital Officer è, in primis, non lo dimentichiamo, un professionista che ha almeno trent’anni di azienda alle spalle e spesso è un esperto di un settore specifico. Tra i mei colleghi mi vengono in mente esperti nel settore del vino, nel turismo, nella gioielleria. Tutti settori molto distanti dal mio back ground fatto di trading companies, trasporti,  e di industria della laminazione e verniciatura dell’alluminio e tutti i settori correlatiti che vanno dall’edilizia, all’imballaggio, l’automotive, il food & beverage, cablewrap, areonautica, navale, finstock, etc.

Concludendo:

  • Credo che non esistano più dubbi che si debba digitalizzare la propria azienda
  • Credo che sia difficile farlo se non si ha chiaro cosa questo significhi
  • Si può anche pensare di fare da soli, che si imparerà (ce li avere cinque/sei anni per “infarinarvi” appena?)
  • Ci sono molte opportunità di finanziamento ma i bandi, vanno e vengono, si esauriscono alla velocità della luce e bisogna stare attenti a non sbagliare nulla. Per questo è bene poter contare su un team dedicato!
  • Formazione 4.0 non è un bando e quindi, se rinnovato, è un modo di finanziare la formazione immediatamente disponibile (non va chiesta autorizzazione a nessuno per partire e digitalizzare).

Credo che prendere a bordo un Temporary Chief Digital Officer sia un modo per facilitarsi la vita.

Vuoi saperne di più?

Scrivimi e ti richiamerò per parlarne rosa.mariani@pinksolution.it

Autrice: Rosa M. Mariani – rosa.mariani@pinksolution.it

Esperta nell’industria della laminazione e verniciatura dell’alluminio | Esperta in processi organizzativi e di vendita | Esperta in piattaforme e soluzioni digitali | Mentore 1-2-1 | Temporary Manager – C.D.O. |