Il mentor è una professionista che svolge una professione di aiuto. Si tratta si una professione riconosciuta, ma non regolamentata, che si distingue dalle altre professioni di aiuto, riconosciute e non regolamentate e riconosciute e regolamentate, per il diverso metodo con cui accompagna il mentee al raggiungimento di un obiettivo.

Ci sono due modalità di intendere il mentoring: una modalità più classica, più consensuale, e una modalità che sposa una nuova concezione. Una nuova concezione che offre dei vantaggi.

La prima concezione di mentoring è quella di un mentor inteso come protettore, accompagnatore, consigliere.

Un mentor esperto di un settore, di una materia

È una figura che, avendo più evidenza in un settore specifico, o di una tematica,  accompagna un’altra persona, ad acquisire, la sua stessa esperienza, le sue stesse competenze, in quel settore, in quell’ambito. Oppure accompagna la persona a fare carriera in quel settore, in quell’ambito, porgendo la sua competenza relazionale del settore.

L’aiuto viene dunque fornito stando vicino alla persona, al protegé, al mentee, accompagnandolo con vicinanza, con consigli, con protezione sociale. Questa è la ragione per cui, questo tipo di mentor, viene chiamato anche “protettore”

Questo tipo di Mentoring va benissimo, ma richiede caratteristiche vincolanti al mentor:

Il rischio, è che questo tipo di mentor, esperto del settore specifico, si ponga come un “maestro”, come un portatore di verità.

Cioè  “io ho l’esperienza, io so come vanno le cose,  io ti dico come si deve fare”.  Avrete tutti fatto esperienza, magari con i famigliari, con i figli, con i nipoti, che più noi vogliamo dare la nostra verità, la nostra esperienza e più troviamo un muro di accoglimento per i nostri preziosi consigli.

Oppure avrete magari affiancato un commerciale esperto, ad uno meno esperto, chiedendogli di fare da mentor, ma i risultati sono stati disastrosi.

Siamo animati dalle migliori intenzioni quando ci vestiamo del ruolo di mentor, in famiglia o nel lavoro.

Vogliamo preservare il nostro protegé da un errore, da una situazione sfavorevole, ma più noi ci infervoriamo nell’illustrare il nostro pensiero e più, l’altro entra in modalità di “non ascolto”, o addirittura in modalità “oppositiva” (e fa l’esatto contrario di quello che gli avete detto).

Il rischio è di porsi come maestro

Porre una propria verità è sempre un rischio, anche se è una verità preziosa. La propria verità, compie una cosa di cui magari non abbiamo percezione, ma accade.

La propria verità svaluta l’altro, non lo favorisce. La propria verità inficia l’espressione della soggettività dell’altro, l’espressione della sua unicità.  La quale unicità, l’altro la incontra nell’intuizione, opportunamente stimolata dalle giuste domande. 

Ecco perché, il nuovo modello di Mentor va a stimolare proprio la facoltà dell’intuizione, affinché l’altro possa essere messo nelle condizioni migliori per essere favorito, nello sviluppo della sua unicità.

Quindi il “nuovo” mentor, non il protettore, ma il mentor nella nuova concezione qui espressa,  è un professionista che stimola il Mentee, affinché questi sviluppi una sua intuizione, grazie ad uno spazio appositamente creato, in cui vengono messe le informazioni in una modalità che non sappia di “verità” 

In questo il mentor si aiuta con tecniche, tattiche e strategie che ha appreso con lunghi studi, e  con diverse ore di pratica. Il mentor, ha fatto in primis su di sé questa esperienza e per questo si può proporre, come un Virgilio dei giorni nostri. Nessuno ti porta dove non è mai stato.

L’anti-Maestro

Raggiunto questo primo obbiettivo, il mentor stimola il mentee affinché mantenga la sua intenzione, la sua ideazione e la trasformi in un progetto, che potrà divenire attuabile, nella realtà consensuale, solo attraverso un’operazione di negoziazione con la realtà stessa e, il mentor, accompagnerà il mentee in questo processo.

Abbiamo detto che la figura tradizionale del mentore, deve essere esperta di un settore, di un argomento e deve avere dei suggerimenti da dare. Nella nuova definizione di mentor  questi due vincoli si sciolgono, perché io posso accompagnare una persona nella sua intuizione, anche se non sono esperto di quel settore.

L’esperienza del settore

L’esperienza del settore per il mentor non è più un vincolo, ma questa nuova figura di mentor,  dovrà, avere una specifica preparazione.

L’esperienza nel settore potrà eventualmente servire in alcuni specifici momenti, potrà essere un rafforzativo, ma – in assenza -si potrà anche accompagnare il Mentee ad incontrare qualcuno esperto di quel settore, per alcuni specifici passaggi, nel momento della realizzazione del progetto.

Non è più la mia esperienza di mentor che diventa il criterio, ma è l’intuizione del mentee, la sua unicità, che io, mentor,  ho stimolate.

Non c’è il rischio che io mi ponga come maestro, anzi assumerò una posizione di anti-maestro e questo, anche se, la traduzione in Italiano di mentee è “allievo”

Insegnare, nella sua forma più nobile, infatti,  é condurre l’altro a trovare in sé le risorse per fare, per fare da sé, nel proprio modo, supportandolo con la propria esperienza, ma porgendo questa come attrezzi che possono essere usati nel proprio personale modo.

 

 

autrice: Rosa M. Mariani, Technician Mentor

Esperta nell’Industria della laminazione e verniciatura dell’alluminio | Esperta in piattaforme digitali | Mentore 1-2-1

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