Quando pensiamo ad e-commerce pensiamo ad un nostro sito con cui vendere, una piattaforma proprietaria oppure a vendite su Amazon di prodotti che possano essere stivati nei capienti ed automatizzati magazzini di questa grande azienda che, ormai, tutti abbiamo visto, grazie a servizi come quelli che ci ha proposto Report o trasmissioni equivalenti. E’ vero, ma è vero anche che strutturare un e-commerce vuole dire adottare un diverso canale di vendita e non necessariamente deve cambiare la nostra logistica.

Quando pensiamo ad e-commerce pensiamo automaticamente ad un pagamento prepagato con carta di credito, paypal o simili strumenti e ci viene da pensare che “e-commerce” non è per noi, non è per la nostra industry, non è per i nostri prodotti.

Le aziende digitalizzate non si sono fermate

E se vi dicessi che le aziende che avevano un e-commerce durante il Codiv-2019 non si sono fermate?  Le attività di e-commerce, durante il lockdown erano autorizzate e, paradossalmente, pur avendo i commerciali “a casa” (a prendere telefonate e ad orientare i clienti alla nuova modalità di acquisto), grazie, all’e-commerce queste aziende hanno venduto di più. Hanno dovuto coprire anche la quota di mercato di chi non era organizzato in modo digitale. Chi aveva un e-commerce pronto, magari solo per alcuni prodotti, ha dovuto solo implementarlo, ed ha continuato a vendere con RI.BA a 60 giorni fine mese o con Bonifico Bancario. Tutto esattamente come prima. Aziende operative all’interno del blocco.  Magazzinieri distanziati, mascherati, come da protocollo. La logistica ha sempre funzionato ed il lavoro è continuato come prima.

Molte alternative disponibili per la logistica

Attenzione che, dire e-commerce,  non significa far aggiungere qualche pagina al sito ad uno sviluppatore e il plug-in del caso per farne un “market” perché anche in questo campo esiste un expertise che è specifica e che è fatta di normative, di esperienza, di capacità di giudicare il caso specifico per andare a suggerire la soluzione specifica dopo un assesment iniziale.  Quando diciamo ad un professionista “voglio un e-commerce” e questo ci crea uno strumento con cui si possa tecnicamente offrire la possibilità alla nostra clientela di acquistare i nostri prodotti “on line” e pagarli “on line”, se realizzeranno quello che abbiamo chiesto,  questo non significa affatto che poi venderemo. Il professionista in questione però, , per incompetenza o per convenienza, vi ha offerto esattamente quello che gli avete chiesto, senza sindacare sul fatto che la vostra richiesta non era la migliore strada da imboccare.

Nuovi modi di vendere

Il mondo del digital, va detto, è pieno di aziende, web agency, free lance, disponibili a darvi quello che chiedete, come lo chiedete. Lasciatemi dire che il problema è proprio questo.

Voglio portarvi qui un esempio diverso dall’e-commerce di cui stiamo parlando ora. Prendiamo un consulente che decida di iniziare una sua attività di consulenza finanziaria e che pensi che, per prima cosa, voglia contribuire alla costruzione della propria immagine con un logo, carta intestata biglietti da visita e un sito.  La web agency gli propone di fare un sito ottimizzato S.E.O. (magari perché quello è il loro core business). Il professionista non ci capisce, si fida, compra quello che gli viene proposto e fa una cosa assolutamente inutile, spendendo dieci volte quello che sarebbe stato sufficiente.

“Trasparenti fino ad essere scomodi” (una massima che sento mia)

Perché dico questo? La S.E.O. è un tema delicato, ci vuole molto tempo e molto lavoro per posizionarsi nella S.E.R.P. di Google e, se consideriamo che se non sei in prima pagina nei risultati, è come se tu non esistessi, allora perché ne valga la pena devi avere un prodotto, di brand, che vada al consumatore, con larga diffusione. Ha senso per un consulente generalista? No. Cosa avrebbe dovuto dire la Web Agency in questo caso? “Io sono specializzato in S.E.O., ma nel tuo caso, sono risorse sprecate, facciamo un sito basico (un terzo del costo), evitiamo costi costanti, mensili, per anni, per alimentare la S.E.O. e mettiamo le risorse salvaguardate in una strategia di advertising o in serate promozionali o in altri cento modi con cui oggi è possibile fare lead generation.

Il punto è che chi vende siti, vuole venderti il sito (magari anche con l’e-commerce, avendo competenza zero sulle normative e cento altre cose che serve sapere, come il modo giusto di preparare un catalogo digitale).  Chi fa S.E.O. vuole venderti S.E.O. anche se a te non serve e, quell’esperienza, servirà  solo ad allontanarti, sfiduciato, dal mondo del digital.  Ognuno spinge per vendere il suo prodotto.

Quanto valore vuoi dare a una figura che ti aiuti?

Farsi guidare da un esperto del digitale è garanzia di non sprecare le risorse, avere progettazioni e realizzazioni di qualità e acquisire per sé e per la propria organizzazione delle nuove competenze in un guidato processo di apprendimento.  Poiché un Consulente non ha alcun interesse a farti acquistare una cosa piuttosto che un’altra, ma ha interesse a spiegarti perché quella soluzione, rispetto ad un’altra sia per te è più idonea, legandoti ad un esperto, con rapporto di consulenza, ti metti al riparo da cocenti delusioni.

 

Autore: Rosa M. Mariani – rosam.mariani@pinksolution.it

Consulenza Strategica – Chief Digital Officer – Metodo DIgital Building Blocks

Esperta nell’efficientamento di processi organizzativi e di vendita nel mondo dell’alluminio

“Piantiamo il seme che,  se opportunamente innaffiato, genera sviluppo esponenziale”

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